Il Gioielliere Inglese
Articolo su ViviMilano - Corriere della Sera sul nostro designer britannico Giovanni Agostino Viscomi che è "Il gioielliere inglese" di Laura Capasso.
«Mio padre mi parlava in calabrese, ma ho capito che era un dialetto solo quando mi sono trasferito a Milano». Giovanni Agostino Viscomi è inglese di nascita, dopo gli studi, un master l’ha portato nel capoluogo meneghino. «È stato un caso» racconta, «ho scelto il master sfogliando una rivista di design». Era il 1998, e da allora ha deciso che Milano sarebbe stata la sua nuova casa. «Quando torno in Inghilterra mi manca l’Italia, è una sensazione che ho avuto sin dall’inizio. Credo sia una questione di temperamento e clima», racconta. «In Inghilterra fa freddo e anche le persone, sono più fredde, ma è un tratto culturale. Milano è una città dove puoi essere ciò che vuoi, ti senti libero e fare amicizia o conoscere persone nuove è semplice». A Milano si è radicato e ha fondato insieme alla moglie Paula un laboratorio di gioielli artigianali «Minrl». Ogni pezzo è creato a mano, dallo schizzo alla lucidatura, con l’utilizzo di metalli preziosi riciclati e oro proveniente da miniere gestite secondo processi etici e sostenibili e per questo certificate. «Io e mia moglie siamo una squadra», sorride. «È stata lei, di origine è colombiana, a rinforzare ancora di più il mio rapporto con Milano. A tal punto che ora l’Inghilterra mi sembra un posto che vado a visitare. Londra è bella ma troppo grande, mentre la mia città di origine è troppo piccola. Milano è una giusta via di mezzo: accessibile, la giri a piedi, ma allo stesso tempo imponente, penso alla Stazione Centrale o a piazza del Duomo». E in questi anni l’ha vista cambiare: «Quando sono arrivato, Milano aveva ancora l’atmosfera grigia e industriale, ricordo le domeniche desolate con tutti i negozi chiusi. Non è più così, oggi ci sono colore e vivacità. Di contro, ho la sensazione che la povertà sia aumentata, soprattutto dopo il Covid. Sono tante le persone che dormono per strada e sono l’espressione delle contraddizioni di questa città».






















